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<channel><title><![CDATA[tizianametitieri.net - Info+]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info]]></link><description><![CDATA[Info+]]></description><pubDate>Sun, 28 Sep 2025 09:24:28 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[La dipendenza dei giovani dai cellulari è un allarme fondato?]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/la-dipendenza-dei-giovani-dai-cellulari-e-un-allarme-fondato]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/la-dipendenza-dei-giovani-dai-cellulari-e-un-allarme-fondato#comments]]></comments><pubDate>Sun, 21 Apr 2019 05:44:39 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/la-dipendenza-dei-giovani-dai-cellulari-e-un-allarme-fondato</guid><description><![CDATA[La settimana d'aprile appena passata ha riportato l'allarme sull'uso dei telefonini nei bambini e negli adolescenti.Sono di volta in volta clinici, educatori, politici, scrittori, figure istituzionali e religiose a farsi carico di rivelare l'impatto negativo delle nuove tecnologie sulla crescita fisica e mentale delle nostre pi&ugrave; giovani generazioni.Non si pu&ograve; non apprezzare questo atteggiamento premuroso. Tuttavia, nel tentativo di rinforzare il proprio messaggio il pi&ugrave; dell [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><span style="color:rgb(51, 51, 51)">La settimana d'aprile appena passata ha riportato l'allarme sull'uso dei telefonini nei bambini e negli adolescenti.<br /><br />Sono di volta in volta clinici, educatori, politici, scrittori, figure istituzionali e religiose a farsi carico di rivelare l'impatto negativo delle nuove tecnologie sulla crescita fisica e mentale delle nostre pi&ugrave; giovani generazioni.<br /><br />Non si pu&ograve; non apprezzare questo atteggiamento premuroso. Tuttavia, nel tentativo di rinforzare il proprio messaggio il pi&ugrave; delle volte si ricorre con superficialit&agrave; a categorie diagnostiche proprie della clinica ma con un tono pi&ugrave; o meno intenzionalmente accusatorio. Quindi l'allarme premuroso diventa condanna di una ipotetica malattia. Si incita cos&igrave;, ammesso che l'allarme sia fondato, a liberarsi da una dipendenza, come se si urlasse a un adulto di liberarsi dall'ipertensione.</span><br /><br />...<br /><br /><span style="color:rgb(51, 51, 51)">Negli ultimi mesi sono stati pubblicati diversi studi corposi e rigorosi che hanno fatto luce sui notevoli pregiudizi che hanno afflitto finora la ricerca stessa sull'impatto che le nuove tecnologie avrebbero per la vita e la crescita di bambini e ragazzi...<br /><br />Continua su Valigia Blu:&nbsp;</span><a href="https://www.valigiablu.it/dipendenza-giovani-cellulari/">https://www.valigiablu.it/dipendenza-giovani-cellulari/</a><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le avventure di Maddie in neurochirurgia, con i baffi!]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/le-avventure-di-maddie-in-neurochirurgia-con-i-baffi]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/le-avventure-di-maddie-in-neurochirurgia-con-i-baffi#comments]]></comments><pubDate>Mon, 07 Jan 2019 12:13:38 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/le-avventure-di-maddie-in-neurochirurgia-con-i-baffi</guid><description><![CDATA[Dopo che tre diversi medici mi hanno fatto stringere la mano, prendere a calci il palmo della loro mano, seguire il loro dito con gli occhi e sorridere (proprio come aveva fatto la mamma), ci hanno detto che avrebbero avuto bisogno di una RM per saperne di pi&ugrave;. Non mi hanno detto a cosa corrispondessero le lettere RM. Robot Magico. Rossa Mostarda. Rock e Mustacchi.&nbsp;[in inglese,&nbsp;Massive Robot Intelligence. Mustard Rat from Indiana. Mustaches Rock Importantly.&nbsp;per MRI]&ldquo; [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><em>Dopo che tre diversi medici mi hanno fatto stringere la mano, prendere a calci il palmo della loro mano, seguire il loro dito con gli occhi e sorridere (proprio come aveva fatto la mamma), ci hanno detto che avrebbero avuto bisogno di una RM per saperne di pi&ugrave;. Non mi hanno detto a cosa corrispondessero le lettere RM. Robot Magico. Rossa Mostarda. Rock e Mustacchi.&nbsp;</em>[in inglese,&nbsp;<em>Massive Robot Intelligence. Mustard Rat from Indiana. Mustaches Rock Importantly.&nbsp;</em>per MRI]<br /><br /><br />&ldquo;<em>Maddie ha solo tre giorni di vita. Non c'&egrave; niente che possiamo fare&rdquo;. Tre giorni. Il mio cuore &egrave; precipitato. Tre giorni?</em><br /><br /><em>Ok, il neurochirurgo non ha detto cos&igrave;. Grazie al cielo. Ho sognato ad occhi aperti che l'avesse detto. Speravo anche che non dicesse: &ldquo;Questo tumore &egrave; in realt&agrave; una creatura vivente e si nutre del cervello di Maddie. Tra poco prender&agrave; il suo corpo e lo user&agrave; per conquistare il mondo, per fare di lei la regina, e per fare in modo che ogni giorno sia una vacanza e tutti debbano cucinare i suoi piatti preferiti a base di patate&rdquo;.</em><br /><br /><br />I tumori del Sistema Nervoso Centrale rappresentano, per incidenza, la seconda neoplasia dell&rsquo;et&agrave; pediatrica dopo le leucemie; sono la neoplasia solida pi&ugrave; comune.<br />Tra gli 0 e i 15 anni di et&agrave; sono il 20-25% di tutte le neoplasie.<br />In tutto il mondo l&rsquo;incidenza corrisponde a 2-3 casi/anno/100.000 bambini.<br />In Italia si ammalano ogni anno tra 400 e 450 bambini, negli Stati Uniti 2400. Un ulteriore numero di ammalati &egrave; determinato da patologie benigne e pi&ugrave; rare come i craniofaringiomi, gli adenomi pituitari, i meningiomi benigni, i papillomi dei plessi corioidei che si aggiungono con un&rsquo;incidenza di circa 0,7/100.000. Il 93% di questi tumori ha sede intracranica. Dati recenti provenienti da Europa, Australia, Stati Uniti, indicano che l&rsquo;incidenza delle neoplasie del SNC &egrave; realmente aumentata negli ultimi due decenni. (<a href="https://www.aieop.org/web/famiglie/schede-malattia/tumori-cerebrali/">Fonte: AIEOP</a>)<br /><br /><br /><em>Ho messo la mano dove aveva appoggiato la testa mio padre. Bagnato. Lacrime. So che sembrer&agrave; stupido, ma ci ho messo il dito e poi mi son toccata la testa. Forse &egrave; cos&igrave;. Forse sono lacrime magiche e possono guarire il mio tumore.</em><br /><br />Il tipo di terapia dei tumori cerebrali &egrave; determinato dal tipo di neoplasia, dalla sede, dall'et&agrave; e da una valutazione delle possibili conseguenze. L'opzione principale &egrave; la neurochirurgia, un intervento chirurgico per la rimozione dell'area tumorale. Tale terapia &egrave; anche di elezione nei casi di malformazioni cerebrali che causano crisi epilettiche resistenti ai farmaci. In base all'esito della neurochirurgia e all'esame istologico che classifica il tumore, possono essere prescritte chemioterapia e radioterapia.<br />Ogni decisione terapeutica cos&igrave; complessa viene presa all'interno di un gruppo multidisciplinare di specialisti, che, sulla base agli esami diagnostici (elettrofisiologici, neurofisiologici, neuropsicologici, ecc.), arriva alle conclusioni pi&ugrave; adatte a ciascun bambino e adolescente.<br /><br /><strong>I trattamenti multidisciplinari hanno determinato in Europa un miglioramento della sopravvivenza a 5 anni dal 57% al 65% per i bambini trattati dal 1983 al 1994 con una riduzione del rischio di morte del 3% per anno.</strong><br /><strong>La chirurgia &egrave; indicata nella maggior parte dei casi ed &egrave; strumento indispensabile per l&rsquo;accertamento diagnostico e pu&ograve; essere curativa. I bambini dovrebbero essere operati da chirurghi con particolare esperienza in neurochirurgia pediatrica.&nbsp;(Fonte: AIEOP)</strong><br /><br /><br /><em>Chirurgia? Non &egrave; quella parola strana che sta per tagliare qualcuno e sistemargli le cose dentro? Hanno intenzione di aprirmi la testa? Questa idea non mi piace molto. Oggi sono passata dal guacamole alla necessit&agrave; di un intervento chirurgico al cervello. Boo. Triplo Boo. Super-ultra-quadrilione di fischi.</em>&nbsp;<br /><br /><em>La dottoressa Montoya ci ha spiegato che alcuni tubi hanno minuscole telecamere, quindi i medici possono vedere quello che stanno facendo, il che mi sembrava davvero fantastico. Alcuni degli altri tubi hanno degli strumenti per tagliare il tumore, e altri delle cose per succhiarlo. &Egrave; stata la spiegazione pi&ugrave; disgustosa e sorprendente di sempre. Certo, sarebbe molto pi&ugrave; bello se tutti quei tubi andassero nella testa di qualcun altro.</em><br /><br /><br />Il libro&nbsp;<strong><em><u><a href="http://www.mustachesformaddie.com/">Mustaches for Maddie</a></u></em></strong>&nbsp;&egrave; stato scritto dai suoi genitori Chad Morris e Shelly Brown e racconta una storia vera di una famiglia che affronta un tumore cerebrale e di una comunit&agrave; che indossa i baffi per darle coraggio e sostegno.<br /><br /><br />Da alcune settimane Maddie una bambina di 12 anni aveva problemi con il lato sinistro del corpo: il braccio e la gamba non rispondevano molto bene ai comandi e ultimamente diventavano sempre pi&ugrave; strani. Anche orientarsi verso gli oggetti a sinistra non le risultava cos&igrave; semplice. Maddie superava queste difficolt&agrave; con una fervida fantasia, inventando storie di armi segrete e fantascienza.<br />La situazione per&ograve; peggiorava in modo evidente a tutti e una mattina la madre le disse: &ldquo;Maddie, stai tenendo il tuo braccio in modo strano di nuovo. Sei sicura che sia tutto a posto?&rdquo;. Il braccio sinistro proprio non voleva muoversi. Allora la madre le lanci&ograve; un avocado verso il braccio sinistro che non ebbe reazioni, n&eacute; la mano destra fu cos&igrave; pronta ad intervenire per impedire che l'avocado colpisse la spalla di Maddie e cadesse a terra. Anche il sorriso di Maddie era a met&agrave;, solo sulla met&agrave; destra della bocca.<br /><br /><br />A febbraio 2013 le fu diagnosticato un tumore dell'ipofisi,&nbsp;una ghiandola situata in una piccola cavit&agrave; della superficie dell'osso sfenoidale detta sella turcica, alla base del cervello. Si tratta di un tumore raro e l'aumento delle sue dimensioni causa l'esordio di problemi ormonali e neurologici.<br />Nel libro i genitori raccontano lo shock, le visite in ospedale, le giornate a scuola di Maddie mentre si preparava a salutare tutti prima di assentarsi per due settimane per l'intervento chirurgico.<br />Raccontano dei baffi finti, uno dei giochi preferiti di Maggie, indossarli le cambiava l'umore e le accendeva la fantasia, gi&agrave; fervida peraltro. Presero a indossarli i suoi quattro fratelli, le sue amiche, i suoi compagni di scuola, i parenti e molte altre persone, mandandole le loro foto mentre lei era ricoverata in ospedale:&nbsp;<em>&ldquo;la gente si &egrave; davvero messa i baffi, ha fatto delle foto e le ha mandate a lei o le ha pubblicate su Internet con l'hashtag #mustachesformaddie&rdquo;.</em><br /><br />L'intervento neurochirurgico era stato condotto con approccio trans-naso-sfenoidale cio&egrave; inserendo le sonde endoscopiche dal naso e attraverso il&nbsp;seno sfenoidale.&nbsp;Il tumore non&nbsp;fu assorbito del tutto per limitare gli effetti collaterali.<br /><br />Alla fine del 2014 Maddie fu sottoposta a un secondo intervento per rimuovere la parte restante del tumore e una cisti che vi era cresciuta sopra. Stavolta l'intervento neurochirurgico fu transcranico, con la craniotomia.<br /><br /><em>Avevo ancora un po' di tumore nella mia testa.</em>&nbsp;<br /><br /><em>Non mi sentivo pi&ugrave; come se ci fossero dei dinosauri sulla mia testa, solo dei piccoli rinoceronti. Ma pure i rinoceronti fanno male. E se mi muovevo troppo o troppo velocemente, stavo male.</em><br /><br />Maddie ha continuato a fare i controlli annuali neurologici e neuroradiologici e non ci sono stati altri segnali di recidiva. La risonanza magnetica &ndash; RM &ndash; le &egrave; diventata molto familiare.<br /><br />Nel libro viene raccontato anche il momento della comunicazione della diagnosi, alla presenza di Maddie, con tutti i dettagli. Sono poi i genitori che rispondono a tutte le sue domande, la rassicurano in parte, senza impedirle di riflettere su tutte le possibili conseguenze. Proprio per questo lascia dei biglietti a tutti, anche alla sua famiglia.<br /><br /><br />I minori hanno il diritto di essere informati sulla loro salute. La modalit&agrave; con cui vengono fornite le informazioni e il loro approfondimento dipende dall'et&agrave; del bambino, dal contesto familiare e da come la famiglia pu&ograve; reagire alla situazione.<br />Negli ospedali specializzati, dell'&eacute;quipe fanno parte anche psiconcologi che seguono le famiglie dall'inizio e attraverso i numerosi accertamenti diagnostici e poi durante e dopo i trattamenti. Nelle fasi successive pu&ograve; essere difficile gestire la paura delle recidive, la regressione comportamentale che si osserva in alcuni bambini e anche i sentimenti ambivalenti dei fratelli.<br /><br />Pi&ugrave; della met&agrave; dei bambini che si ammala di tumore cerebrale ha attualmente la possibilit&agrave; di guarire e di diventare adulto.<br />In molti casi possono permanere deficit neuropsicologici, endocrinologici e metabolici di diversa gravit&agrave;. Pianificare gli interventi riabilitativi e il supporto psicologico oltre ai controlli periodici diventa quindi fondamentale per ridurre l'impatto di tali deficit.<br /><br /><br />Lo sviluppo cognitivo dei bambini con esiti di tumore cerebrale pu&ograve; essere influenzato da due categorie di fattori: deficit causati dal tumore in s&eacute; e dalla sua localizzazione, deficit indotti dalle terapie che aggravano gli effetti secondari della patologia primaria.<br />La localizzazione del tumore &egrave; un fattore cruciale che causa deficit elettivi che dipendono dall&rsquo;area coinvolta. I trattamenti oncologici (radioterapia e chemioterapia) possono contribuire alla determinazione di deficit neuropsicologici intellettivi complessi.&nbsp;<strong>(Fonte: AIEOP)</strong><br /><br />Il messaggio di Maddie alla fine del libro:<br /><br /><em>La parte sul mio tumore &egrave; piuttosto accurata, tranne che gli interventi chirurgici sono stati a distanza di circa un anno e mezzo, anzich&eacute; di mesi. Penso che chiunque legga questo libro dovrebbe rendersi conto della morale della storia...</em><br /><br /><em>Rullo di tamburi prego... Adoro patate e baffi!</em><br /><em><em>&#8203;</em></em><br /><em>E quando le cose si fanno difficili, puoi sempre trovare il modo di ridere. Cerco davvero di essere amica di tutti. Non sempre capiamo quali sono le prove che altre persone stanno attraversando. A volte ci vuole coraggio per essere gentili con alcune persone. Ma dobbiamo sempre difendere ci&ograve; che &egrave; giusto. Si pu&ograve; fare. Sempre e ovunque, si pu&ograve; avere compassione. Tutti hanno bisogno di un amico e quell'amico puoi essere tu. Quindi mostra loro che ti interessano davvero. Sii gentile. Sorridi di pi&ugrave;. Ridi di pi&ugrave;. Sogna di pi&ugrave;.</em><br></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/published/mustachesmaddie-jpg.png?1546864651" alt="Foto" style="width:215;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><em><font size="3">pubblicato il 6 gennaio sul <a href="http://neuropsicolab.blogspot.com/2019/01/le-avventure-di-maddie-in.html" target="_blank">Psicolab</a></font></em></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'enigma dell'iperlessia]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/lenigma-delliperlessia]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/lenigma-delliperlessia#comments]]></comments><pubDate>Mon, 03 Dec 2018 08:29:59 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/lenigma-delliperlessia</guid><description><![CDATA[ &nbsp;UNA FREDDA GIORNATA D'INVERNO; BIANCHI FIOCCHI CADEVANO VOLTEGGIANDO DAL CIELO COME PIUME LEGGERE E UNA REGINA SEDEVA RICAMANDO ACCANTO ALLA FINESTRAGaia legge senza esitazione questo testo, &egrave; rapida anche con le parole pi&ugrave; lunghe e difficili.Ha 6 anni, frequenta le ultime settimane di scuole dell'infanzia e nessuno le ha insegnato a leggere.Da un anno ha iniziato a leggere tutto quello che trova nel suo campo visivo: segnali, insegne, sottotitoli alla tv.Gaia ha una disabil [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:1066px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:20px;*margin-top:40px'><a href='https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/edited/iperlessia.jpg' rel='lightbox' onclick='if (!lightboxLoaded) return false'><img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/editor/iperlessia.jpg?1543826806" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="3">&nbsp;UNA FREDDA GIORNATA D'INVERNO; BIANCHI FIOCCHI CADEVANO VOLTEGGIANDO DAL CIELO COME PIUME LEGGERE E UNA REGINA SEDEVA RICAMANDO ACCANTO ALLA FINESTRA<br /><br /><br />Gaia legge senza esitazione questo testo, &egrave; rapida anche con le parole pi&ugrave; lunghe e difficili.<br />Ha 6 anni, frequenta le ultime settimane di scuole dell'infanzia e nessuno le ha insegnato a leggere.<br /><br />Da un anno ha iniziato a leggere tutto quello che trova nel suo campo visivo: segnali, insegne, sottotitoli alla tv.<br /><br />Gaia ha una disabilit&agrave; intellettiva. Ha presentato un ritardo nello sviluppo del linguaggio e delle autonomie mentre pochi mesi dopo il primo compleanno ha imparato a camminare e poi a correre. Il suo profilo cognitivo &egrave; lievemente inferiore a quello dei bambini della sua et&agrave;. Non ha avuto problemi alla nascita e non ha malattie neurologiche. Tutti gli accertamenti sono risultati nella norma ad eccezione di due mutazioni cromosomiche che non sono collegate a un fenotipo specifico.<br /><br />Gaia pu&ograve; riconoscere Biancaneve tra i vari personaggi delle fiabe ma non &egrave; rimasta mai a lungo ad ascoltarne il racconto n&eacute; &egrave; in grado di ricordarne fedelmente l'introduzione:&nbsp;<em>&ldquo;Era una fredda giornata d'inverno...&rdquo;</em>.<br /><br />Torna a controllo dopo due anni. Non solo &egrave; cresciuta, il suo comportamento &egrave; molto cambiato. Anche i genitori sono pi&ugrave; sollevati. Sono scomparsi quei rituali &ndash; fare un certo numero di passi in avanti e poi all'indietro, sistemare degli oggetti nelle stesse posizioni - che Gaia doveva fare prima di andare in bagno o sul divano o a letto. Riescono a frequentare di pi&ugrave; gli amici e ad andare a mangiare fuori. Alla scuola dell'infanzia &egrave; stata bene e tra qualche mese andr&agrave; alla primaria. Mentre noi parliamo lei rimane l&igrave; seduta, attenta, di tanto in tanto interviene nella conversazione. Un paio d'anni fa sarebbe stato impossibile. Di tanto in tanto legge uno dei nomi sui disegni attaccati alle pareti.<br /><br />Ha iniziato a collaborare per tutta la durata delle sessioni settimanali di logopedia e psicomotricit&agrave; che segue da pi&ugrave; di tre anni. A scuola ha l'insegnante di sostegno che l'aiuta a finire le attivit&agrave; pi&ugrave; difficili e a farsi intendere, nonostante quel piccolo bagaglio di frasi semplici che spesso si ripetono.<br /><br />L'agitazione, l'opposizione, l'impulsivit&agrave; e lo scarso senso del pericolo sono stati sostituiti da una maggiore interazione con l'ambiente circostante. Per lei vuol dire riuscire a comunicare meglio con gli adulti e riuscire a giocare con gli altri bambini.<br />Adesso Gaia quando si emoziona muove ripetitivamente le braccia e le mani, se sente rumori ambientali di forte intensit&agrave; o suoni acuti pu&ograve; urlare spaventata o piangere. Reagisce molto male e si ribella se ci sono degli imprevisti o dei cambiamenti nelle sue abitudini quotidiane.<br /><br />Se Gaia insegue avidamente ogni opportunit&agrave; di lettura &egrave; per l'iperlessia..<br /><br />&#8203;<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Nei bambini con iperlessia lo sviluppo motorio tende ad essere regolare, mentre lo sviluppo del linguaggio &egrave; tipicamente rallentato. Le prime parole (ad es.<em>&nbsp;&ldquo;mamma&rdquo;, &ldquo;pap&agrave;&rdquo;, &ldquo;pappa&rdquo;</em>) sono pronunciate dopo i 12 mesi e di solito ancora pi&ugrave; tardi, tra i 18 mesi e i 2 anni. Nei mesi seguenti l'espressione verbale si arricchisce di brevi frasi stereotipate (ad es. frasi tratte dai cartoni animati), di frasi ripetute pi&ugrave; volte (perseverazioni) e di ripetizioni immediate o differite di quanto viene detto o chiesto da un interlocutore (ecolalia, ad es. alla domanda &ldquo;come ti chiami?&rdquo; la bambina non risponde col proprio nome ma ripete &ldquo;come ti chiami?&rdquo;).<br /><span>Dopo i 4 anni aumenta il numero di parole pronunciate ma la frase tende a restare semplice e a presentare sistematici errori nei suoni delle lettere (soprattutto per le consonanti) e nella grammatica (ad es. mancanza di preposizioni, scambi tra singolare plurale, verbi all'infinito). Bench&eacute; la bambina ricerchi le interazioni con gli altri bambini, la conversazione diventa in poco tempo difficile da sostenere. La comprensione &egrave; buona per le parole e per le richieste concrete ma diventa difficoltosa per frasi complesse, astratte e prive di riferimenti attuali.</span><br /><br /><span>A queste caratteristiche che riguardano l'evoluzione del linguaggio, nei bambini iperlessici si associano dei comportamenti caratterizzati da rituali bizzarri prima di iniziare determinate azioni, ipersensibilit&agrave; uditiva, olfattiva e tattile, ansia generalizzata, necessit&agrave; di abitudini fisse e regolari, movimenti stereotipati e ripetitivi, iperattivit&agrave;.</span><br /><span>Sono questi a spaventare di pi&ugrave; i genitori e a ritardare l'inserimento alla scuola dell'infanzia. Tuttavia, trascorrere la giornata con i propri coetanei, attraverso la mediazione dell'insegnante di sostegno nelle situazioni pi&ugrave; difficili, aiuta la bambina a crescere, ad adattarsi e ad apprendere azioni pi&ugrave; funzionali.</span><br /><br /><span>Dopo i 5 anni il comportamento diventa pi&ugrave; organizzato e tale da permettere alla bambina di adattarsi anche ai contesti ricchi di stimolazioni (al supermercato, al ristorante, ecc.). L'interazione con gli altri bambini diventa pi&ugrave; prolungata attraverso il gioco mentre le peculiari sfumature della comunicazione verbale creano difficolt&agrave; di socializzazione.</span><br />Con l'inizio della scuola primaria sar&agrave; possibile acquisire le abilit&agrave; strumentali di base. Dal momento che la lettura &egrave; gi&agrave; molto fluida, l'obiettivo del piano didattico individualizzato e della logopedia sar&agrave; di riempire di significati quelle frasi lette con tale scioltezza.</font><br /><br /><font size="3">Tra un paio d'anni potremo verificare i traguardi raggiunti da Gaia...</font><br /><br /><br /><font size="3">Sull'iperlessia &egrave; stata da poco pubblicata una revisione sistematica:&nbsp;<span style="color:black"><span><span><em><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S014976341630639X?via%3Dihub#fig0005" target="_blank">Hyperlexia: Systematic review, neurocognitive modelling, and outcome</a></em></span></span></span><span style="color:black"><span><span>&nbsp;di&nbsp;</span></span></span>Ostrolenk, Forgeot d'Arc, Jelenic , Samson e Mottron.<br /><br />I criteri che definiscono l'iperlessia sono 4:<br />1. presenza di un disordine del neurosviluppo;<br />2. abilit&agrave; di lettura superiori alle abilit&agrave; di comprensione o di intelligenza generale;<br />3. precoce acquisizione della lettura senza uno specifico insegnamento;<br />4. attrazione per materiale da leggere.<br /><br />La lettura viene appresa spontaneamente e precocemente, senza un insegnamento specifico, entro i 5 anni nonostante le difficolt&agrave; nel linguaggio. I bambini con iperlessia possono leggere a prima vista e speditamente parole, frasi, brani pi&ugrave; o meno complessi senza per&ograve; riuscire ad accedere al significato di quelle parole, frasi, brani.<br /><br />Le prime descrizioni note di casi di iperlessia risalgono ai primi decenni del 1900.<br />Hollingworth e Windorf (1918) scrissero che casi con difficolt&agrave; intellettive e un talento innato per l'automatismo della lettura sono altrettanto frequenti di casi di bambini con intelligenza normale e difficolt&agrave; di lettura.<br /><br />Il termine iperlessia venne introdotto nel 1967 da Silberberg e Silberberg per descrivere un'abilit&agrave; di decodifica delle parole superiore all'abilit&agrave; di comprensione delle stesse.<br /><br />Pi&ugrave; frequentemente l'iperlessia &egrave; associata ai disturbi dello spettro autistico. Gaia ha dei movimenti stereotipati e una difficolt&agrave; di comunicazione verbale ma la sua ricerca delle interazioni sociali &egrave; continua e i suoi interessi sono diversificati.<br /><br />Alcuni ricercatori, soprattutto negli anni 1990, considerarono la dislessia (difficolt&agrave; di decodifica di diverso grado, normale comprensione) e l'iperlessia (difficolt&agrave; di comprensione, rapida decodifica) come i due estremi di un continuum della capacit&agrave; di lettura.<br />L'unico aspetto che possono avere in comune &egrave; la non comprensione di un testo letto direttamente, anche se nell'iperlessia &egrave; molto pi&ugrave; compromessa, mentre nella dislessia se uno stesso brano &egrave; letto da altri viene rapidamente compreso.<br /><br />L'iperlessia corrisponde quindi a un'avanzata e precoce automatizzazione nel decifrare il codice alfabetico, cio&egrave; di quel meccanismo di conversione da grafema a fonema, e nel successivo uso della sequenza di suoni per costruire rapidamente la parola (fase alfabetica della lettura).<br /><br />Scomponiamo tutto quello che avviene durante la lettura senza che ne siamo pi&ugrave; consapevoli dopo i primi anni di scuola primaria: le parole di un testo scritto vengono segmentate nei segni grafici della propria lingua (grafemi), nell'italiano a ogni segno viene associato un suono corrispondente (fonema) e poi tutti i suoni vengono fusi in un'unica parola. Nell'iperlessia questi processi diventano precocemente e spontaneamente automatici. Quello che non viene raggiunto &egrave; l'ultimo stadio della lettura, che consiste nell'associare la parola letta al suo significato. Il mancato accesso al sistema semantico &egrave; all'origine delle difficolt&agrave; di comprensione.<br /><br />L'iperlessia &egrave; una condizione rara, per la quale non sono ancora state studiate sistematicamente le possibili cause neurobiologiche e neppure le strategie pi&ugrave; efficaci di riabilitazione.<br /><br />Rappresenta un punto di forza nei bambini con disabilit&agrave; intellettiva in quanto permette di concentrare i primi anni di scuola primaria &ndash; quelli di solito necessari a rendere automatico e veloce l'intero processo di lettura &ndash; sulle strategie di accesso ai significati e sul miglioramento della comprensione verbale.</font><br /><br /><font size="3">L'iperlessia non &egrave; una superabilit&agrave; ma un'abilit&agrave; da far fiorire, arricchendola di contenuti anno dopo anno e in base alle possibilit&agrave; individuali e condividendola nei diversi contesti sociali della quotidianit&agrave;.</font><br /><br /><br /><em><font size="3">Il post &egrave; stato pubblicato il 9 settembre 2018 su <a href="https://neuropsicolab.blogspot.com/2018/09/erauna-fredda-giornata-dinverno-bianchi.html" target="_blank">Psicolab</a></font></em></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[“Te lo buco quel cellulare!” I dispositivi digitali: tra soliti allarmi e indicazioni documentate.]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/te-lo-buco-quel-cellulare-i-dispositivi-digitali-tra-soliti-allarmi-e-indicazioni-documentate]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/te-lo-buco-quel-cellulare-i-dispositivi-digitali-tra-soliti-allarmi-e-indicazioni-documentate#comments]]></comments><pubDate>Mon, 22 Jan 2018 12:26:12 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/te-lo-buco-quel-cellulare-i-dispositivi-digitali-tra-soliti-allarmi-e-indicazioni-documentate</guid><description><![CDATA[ Di tanto in tanto qualcuno &ndash; pediatra, insegnante, ricercatore, psicologo, pedagogista, ecc. - si sveglia e invoca a gran voce da qualche giornale: &ldquo;Basta cellulari ai bambini!&rdquo;, &ldquo;sono pericolosi!!&rdquo;, &ldquo;fanno male!!&rdquo;A quali rischi andrebbero incontro i bambini: vita sedentaria, difficolt&agrave; di attenzione, disturbi del sonno, aggressivit&agrave;, isolamento sociale, cyberbullismo.Di tutto questo non ci sono prove nella letteratura scientifica.Immagini [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:right;height:1203px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:20px;*margin-top:40px'><a><img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/editor/decalogo-devicemiu32018.jpg?1516624385" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font color="#000000"><font><font size="4">Di tanto in tanto qualcuno &ndash; pediatra, insegnante, ricercatore, psicologo, pedagogista, ecc. - si sveglia e invoca a gran voce da qualche giornale: &ldquo;Basta cellulari ai bambini!&rdquo;, &ldquo;sono pericolosi!!&rdquo;, &ldquo;fanno male!!&rdquo;</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">A quali rischi andrebbero incontro i bambini: vita sedentaria, difficolt&agrave; di attenzione, disturbi del sonno, aggressivit&agrave;, isolamento sociale, cyberbullismo.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Di tutto questo non ci sono prove nella letteratura scientifica.</font></font></font><br /><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Immaginiamo per un attimo questa situazione: rimane in classe a ricreazione, rimane da solo al suo banco, un dito e via da una pagina all'altra, non ascolta se lo chiami, reagisce male quando glielo strappi dalle mani, qualche compagno entra e lo strattona o lo sbeffeggia, poi a casa lo riprende, lo porta anche a letto e cos&igrave; si addormenta tardi.</font></font></font><br /><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Maledetti cellulari! </font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">E se quel bambino avesse un libro? </font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Cosa cambia da un telefono a un tablet a un libro a un lettore di ebook?</font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Cambia la nostra reazione?</font></font></font><br /><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Di sicuro dai 40 anni in poi ciascuno dovrebbe astenersi da un giudizio sulle nuove tecnologie se non &egrave; ben informato o lavora in quel campo</font></font></font><br /><br /><em><font color="#000000"><font><font size="4">1. Tutto quello che e&#768; al mondo quando nasci e&#768; normale</font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">2. Tutto quello che viene inventato da allora ai tuoi 30 anni e&#768; incredibilmente eccitante e innovativo e con un po' di fortuna potresti farne una carriera;</font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">3. Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi 30 anni e&#768; contro l&rsquo;ordine naturale delle cose e l'inizio della fine della civilt&agrave; come lo conosciamo...</font></font></font></em><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><a href="http://www.douglasadams.com/dna/19990901-00-a.html" target="_blank">Douglas Adams</a></font></font></font><br /><br /><br /><br /><font color="#000000"><em><font><font size="4">Oggi quelle digitali sono competenze indispensabili per stare con consapevolezza e positivit&agrave; nel mondo globale, per non subire i cambiamenti, per governarli e orientarli su prospettive utili al Paese. La natura dell&rsquo;innovazione, della scuola e per la scuola, &egrave; quindi prima di tutto culturale. </font></font></em></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Sono le <a href="http://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-fedeli-a-futura-la-sfida-dell-innovazione-si-vince-sviluppando-spirito-critico-e-responsabilita-" target="_blank">parole della Ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli</a> che il 19 gennaio ha anticipato a Bologna i risultati del gruppo di lavoro sull'utilizzo di dispositivi personali mobili a scuola.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">In quell'occasione &egrave; stato diffuso un decalogo di sintesi basato sulle evidenze e lungimirante</font></font></font><br /><br /><br /><font color="#333333"><font color="#000000"><em><font><font><font><font size="4">Non &egrave; compito del Ministero o della scuola decidere se i </font></font></font><font color="#000000"><font><font size="4">device sono bene o male, ma lo &egrave; insegnare ad usarli nel modo pi&ugrave; utile e corretto. Per permettere a ogni ragazza e ogni ragazzo di avere esperienze sicure, libere e consapevoli, contrastando in modo positivo e attivo, non con divieti ma proprio con l&rsquo;educazione, ogni tipo di dipendenza, anche dagli strumenti tecnologici. Voglio ribadire in ogni caso, che</font></font></font><strong><font color="#000000"><font><font size="4">&nbsp;</font></font></font></strong><font color="#000000"><font><font size="4">resta proibito, come stabilito dalla circolare del 2007 dell&rsquo;allora Ministro Fioroni, l&rsquo;uso personale di ogni tipo di dispositivo in classe, durante le lezioni, se non condiviso con i docenti a fini didattici. </font></font></font></font></em></font></font><br /><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Ecco i 10 punti del decalogo.&nbsp;</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>1. Ogni novit&agrave; comporta cambiamenti.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Ogni cambiamento deve servire per migliorare l&rsquo;apprendimento e il benessere delle studentesse e degli studenti e pi&ugrave; in generale dell&rsquo;intera comunit&agrave; scolastica.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>2. I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Bisogna insegnare a usare bene e integrare nella didattica quotidiana i dispositivi, anche attraverso una loro regolamentazione. Proibire l&rsquo;uso dei dispositivi a scuola non &egrave; la soluzione. A questo proposito ogni scuola adotta una Politica di Uso Accettabile (PUA) delle tecnologie digitali.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>3. La scuola promuove le condizioni strutturali per l &rsquo; uso delle tecnologie digitali.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Fornisce, per quanto possibile, i necessari servizi e l&rsquo;indispensabile connettivit&agrave;, favorendo un uso responsabile dei dispositivi personali (BYOD). Le tecnologie digitali sono uno dei modi per sostenere il rinnovamento della scuola. </font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>4. La scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">La presenza delle tecnologie digitali costituisce una sfida e un&rsquo;opportunit&agrave; per la didattica e per la cultura scolastica. Dirigenti e insegnanti attivi in questi campi sono il motore dell&rsquo;innovazione. Occorre coinvolgere l&rsquo;intera comunit&agrave; scolastica anche attraverso la formazione e lo sviluppo professionale.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>5. I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">&Egrave; la didattica che guida l&rsquo;uso competente e responsabile dei dispositivi. Non basta sviluppare le abilit&agrave; tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacit&agrave; critica e creativa.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>6. L &rsquo; uso dei dispositivi promuove l &rsquo; autonomia delle studentesse e degli studenti.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">&Egrave; in atto una graduale transizione verso situazioni di apprendimento che valorizzano lo spirito d&rsquo;iniziativa e la responsabilit&agrave; di studentesse e gli studenti. Bisogna sostenere un approccio consapevole al digitale nonch&eacute; la capacit&agrave; d&rsquo;uso critico delle fonti di informazione, anche in vista di un apprendimento lungo tutto l&rsquo;arco della vita.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>7. Il digitale nella didattica &egrave; una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">L&rsquo;uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, &egrave; promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono pi&ugrave; opportuni.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>8. Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Le possibilit&agrave; di apprendere sono ampliate, sia per la frequentazione di ambienti digitali e condivisi, sia per l&rsquo;accesso alle informazioni, e grazie alla connessione continua con la classe. Occorre regolamentare le modalit&agrave; e i tempi dell&rsquo;uso e del non uso, anche per imparare a riconoscere e a mantenere separate le dimensioni del privato e del pubblico.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>9. Rafforzare la comunit&agrave; scolastica e l &rsquo; alleanza educativa con le famiglie.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">&Egrave; necessario che l&rsquo;alleanza educativa tra scuola e famiglia si estenda alle questioni relative all&rsquo;uso dei dispositivi personali. Le tecnologie digitali devono essere funzionali a questa collaborazione.</font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Lo scopo condiviso &egrave; promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili.</font></font></font><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4"><strong>10. Educare alla cittadinanza digitale &egrave; un dovere per la scuola.</strong></font></font></font><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Formare i futuri cittadini della societ&agrave; della conoscenza significa educare alla partecipazione responsabile, all&rsquo;uso critico delle tecnologie, alla consapevolezza e alla costruzione delle proprie competenze in un mondo sempre pi&ugrave; connesso.</font></font></font><br /><br /><br /><font color="#000000"><font><font size="4">Quali sono i risultati scientifici pi&ugrave; rilevanti sull'uso dei cellulari da parte di bambini e adolescenti?</font></font></font><br /><br /><br /><em><font color="#2a2a2a"><font size="4">Continuare &nbsp;la lettura sul blog:&nbsp;</font><span><a href="http://neuropsicolab.blogspot.it/2018/01/te-lo-buco-quel-cellulare-i-dispositivi.html" target="_blank"><font size="4">&ldquo;Te lo buco quel cellulare!&rdquo;</font><br /><br />&#8203;</a></span></font></em></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/published/grafico2przybylski2017.jpg?1516624606" alt="Foto" style="width:565;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un libro di storie di bambini plusdotati]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/un-libro-di-storie-di-bambini-plusdotati]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/un-libro-di-storie-di-bambini-plusdotati#comments]]></comments><pubDate>Mon, 15 Jan 2018 11:17:43 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/un-libro-di-storie-di-bambini-plusdotati</guid><description><![CDATA[ All&rsquo;intervallo spesso sto solo. Tanto dura solo dieci minuti. Loro parlano di gruppi musicali nuovi e di fidanzati. Ho provato un giorno a conversare con loro sulla teoria dei buchi bianchi e neri, ma mi hanno riso in faccia.Margherita soffre, &egrave; emotiva, ipersensibile, incostante. Inizia una gran quantit&agrave; di progetti, li prende e li lascia, difficilmente li porta a termine, si sente frustrata ed &egrave; quasi sempre insoddisfatta. &Egrave; ipercritica e si giudica un&rsquo; [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:406px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/published/storiedibambiniplusdotati.jpg?1516015498" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><br /><em><font size="3">All&rsquo;intervallo spesso sto solo. Tanto dura solo dieci minuti. Loro parlano di gruppi musicali nuovi e di fidanzati. Ho provato un giorno a conversare con loro sulla teoria dei buchi bianchi e neri, ma mi hanno riso in faccia.</font><br /><br /><font size="3">Margherita soffre, &egrave; emotiva, ipersensibile, incostante. Inizia una gran quantit&agrave; di progetti, li prende e li lascia, difficilmente li porta a termine, si sente frustrata ed &egrave; quasi sempre insoddisfatta. &Egrave; ipercritica e si giudica un&rsquo;incapace.</font><br /><br /><font size="3">Spesso mi soffermo a chiedermi se questa sua dote, queste sue elevate capacit&agrave; cognitive siano state presenti dalla nascita o si siano sviluppate come forma di adattamento, come risposta alla sordit&agrave;, ma la risposta non &egrave; poi cos&igrave; importante. Ci&ograve; che conta veramente &egrave; che questa &egrave; la storia di Francesca, la storia della mia bambina nata tre volte<br />&#8203;</font></em><br /><br /><font size="3"><em>Poi &egrave; cominciata la scuola elementare. Nel comportamento avevo il massimo dei voti: dieci. I miei quaderni sembravano stampati, perch&eacute; ci tenevo a essere precisa. La mia passione erano le operazioni matematiche e l&rsquo;arte. Ogni cosa la traducevo sotto forma di numeri o di sigle.<br />Due anni fa ho tentato il suicidio. Non riuscivo pi&ugrave; a dare un senso alla mia esistenza. Avrei voluto gridare al mondo che io non volevo essere l&rsquo;amica di tutti, pronta ad aiutare chiunque, la studentessa modello, adeguata al gruppo, pronta a ridere e scherzare su cose che neanche seguivo o mi interessavano. Ho una famiglia meravigliosa che mi &egrave; vicino. Li vedo confusi e spaventati. Anche loro non riescono a capire. Mi hanno portato da ogni specialista possibile, ma sembrava che nessuno avesse una risposta convincente. Mi sono convinta a poco a poco che avessi un disturbo.&nbsp;<br />[...] Adesso io so che sono plusdotata.</em><br /><br />Sono alcuni estratti dal libro <em>Ad alto potenziale. Storie di bambini plusdotati</em>, a cura di Viviana Castelli, Antonella Torriani, Simona Spinelli e Rossella Meloni dell'Associazione <a href="http://www.plusdotazionetalento.it/index.php" target="_blank">Step-net</a>.</font><em><font size="3">&nbsp;</font></em><br /><br /><em><font size="3">Tanti, troppi, sono i falsi miti che circondano i bambini gifted e le loro famiglie; Step-net si &egrave; impegnata a sfatarli, perch&eacute; i bambini e i ragazzi gifted non sono geni, non sono fenomeni, sono anzitutto bambini e ragazzi. Farfalle di cristallo, tanto intelligenti quanto sensibili, fragili e spesso non capiti.</font></em><br /><br /><font size="3">&#8203;La&nbsp;<em><strong>plusdotazione cognitiva</strong></em>&nbsp;(o alto potenziale cognitivo) &egrave; caratterizzata da: intelligenza superiore alla media; abilit&agrave; scolastiche (ad es., lettura) superiori alla media; elevata motivazione ad apprendere e ad approfondire argomenti specifici; creativit&agrave; in pi&ugrave; aspetti; atteggiamenti direttivi; asincronia tra le abilit&agrave; cognitive e le abilit&agrave; emotive.<br /><br />A questi aspetti, possono esserne associati altri: distraibilit&agrave;; linguaggio iperfluente; apparente disorganizzazione; necessit&agrave; di iniziare pi&ugrave; attivit&agrave; contemporanee; bassa tolleranza a rimanere su compiti facili o ripetitivi; estrema sensibilit&agrave; alle critiche; iperattivit&agrave; e ridotto bisogno di dormire.</font><br /><br /><font size="3">Tanto maggiore &egrave; l'asincronia tra abilit&agrave; cognitive e emotive, tanto pi&ugrave; gli aspetti comportamentali critici possono risultare amplificati ed essere segnali di disagio.<br />Il disagio pu&ograve; manifestarsi a casa, a scuola, nelle attivit&agrave; sportive e ricreative e nelle relazioni con i coetanei.<br /><br />L'identificazione della plusdotazione cognitiva rappresenta il primo passo per dare significato alle peculiarit&agrave; osservate dalla famiglia, per accrescere la consapevolezza del/la bambino/a, adolescente, adulto/a, per attivare percorsi educativi personalizzati, per pianificare attivit&agrave; di arricchimento e per prendersi cura eventualmente del disagio psicologico.<br /><br />Il libro fornisce gli strumenti per riconoscersi nelle storie raccontate, per dare senso a tanti comportamenti e per non sentirsi isolati. L'associazione poi &egrave; impegnata a dare informazioni, indicazioni e supporto affinch&eacute; le famiglie possano muoversi tra scuola, specialisti, attivit&agrave; e formazione. &nbsp;L'Associazione Step-net ha referenti in quasi tutte le regioni .<br /><br />&#8203;Buona lettura!<br /><br /></font><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Stiamo bene in rete: un decalogo per l'uso corretto di Whatsapp]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/stiamo-bene-in-rete-un-decalogo-per-luso-corretto-di-whatsapp]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/stiamo-bene-in-rete-un-decalogo-per-luso-corretto-di-whatsapp#comments]]></comments><pubDate>Sat, 10 Jun 2017 04:26:53 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/stiamo-bene-in-rete-un-decalogo-per-luso-corretto-di-whatsapp</guid><description><![CDATA[Un decalogo per l'uso corretto di Whatsapp dall'Associazione di Psicologi della regione spagnola di Castilla y Leon (Grazie a&nbsp;Marcello Metitieri Salazar)1. Per i messaggi personali meglio il contatto diretto: continua a usufruirne2. Controlla l'ortografia, usa forme di comunicazione leggibili e utilizza gli emoji per migliorare il messaggio3. Invia messaggi chiari, su W pu&ograve; essere difficile capire le intenzioni4. Rispetta gli altri e la loro intimit&agrave;, W &egrave; uno strumento  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4"><span style="color:rgb(29, 33, 41)">Un decalogo per l'uso corretto di Whatsapp dall'Associazione di Psicologi della regione spagnola di Castilla y Leon (</span><span style="color:rgb(29, 33, 41)">Grazie a&nbsp;</span>Marcello Metitieri Salazar)<br /><br /><span style="color:rgb(29, 33, 41)">1. Per i messaggi personali meglio il contatto diretto: continua a usufruirne</span><br /><br /><span style="color:rgb(29, 33, 41)">2. Controlla l'ortografia, usa forme di comunicazione leggibili e utilizza gli <em>emoji</em> per migliorare il messaggio</span><br /><br /><span style="color:rgb(29, 33, 41)">3. Invia messaggi chiari, su W pu&ograve; essere difficile capire le intenzioni</span><br /><br /><span style="color:rgb(29, 33, 41)">4. Rispetta gli altri e la loro intimit&agrave;, W &egrave; uno strumento di comunicazione, non di controllo<br /><br />5. Configura le opzioni di <em>privacy</em> e sicurezza, se non sai come fare chiedi<br /><br />6. Usa W in orari adatti: non interrompa la tua vita, le tue responsabilit&agrave; o le tue relazioni personali<br /><br />7. Usa i gruppi per quello per cui sono stati creati, per il resto comunica in privato<br /><br />8. Tua/o figlia/o &egrave; in grado di ricordare, non trasformare W nella sua agenda<br /><br />9. W &egrave; una rete sociale: le tue foto, i tuoi video e le tue informazioni private possono essere in vista, specialmente nei gruppi<br /><br />10. Evita di diffondere pettegolezzi, notizie false e contenuti offensivi.<br /><br />W &egrave; un ottimo strumento, se ti fa male &egrave; perch&eacute; non lo usi correttamente</span></font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/18953307-463886070611094-8395587586677852307-o_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quegli strani movimenti ripetitivi: i movimenti stereotipati primari]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/quegli-strani-movimenti-ripetitivi-i-movimenti-stereotipati-primari]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/quegli-strani-movimenti-ripetitivi-i-movimenti-stereotipati-primari#comments]]></comments><pubDate>Sat, 18 Mar 2017 17:30:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/quegli-strani-movimenti-ripetitivi-i-movimenti-stereotipati-primari</guid><description><![CDATA[Marco ha 3 &frac12; anni, un linguaggio fluido e ottime abilit&agrave; relazionali. Frequenta la scuola dell'infanzia ed &egrave; ben integrato con i compagni. Manifesta da circa un anno dei movimenti stereotipati con estensione di un braccio e contemporanea deviazione della testa e della bocca. Sono movimenti che durano da 5 a 10 secondi ma sono molto frequenti durante la giornata, soprattutto nei momenti di eccitazione o di noia. Non condizionano le varie attivit&agrave; quotidiane. La visita  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><font size="2"><em><font><font>Marco ha 3 &frac12; anni, un linguaggio fluido e ottime abilit&agrave; relazionali. Frequenta la scuola dell'infanzia ed &egrave; ben integrato con i compagni. Manifesta da circa un anno dei movimenti stereotipati con estensione di un braccio e contemporanea deviazione della testa e della bocca. Sono movimenti che durano da 5 a 10 secondi ma sono molto frequenti durante la giornata, soprattutto nei momenti di eccitazione o di noia. Non condizionano le varie attivit&agrave; quotidiane. La visita neurologica ha escluso che si tratti di epilessia o di un'altra condizione patologica. All'esame neuropsicologico, lo sviluppo cognitivo risulta nella norma. Pi&ugrave; volte durante le prove di abilit&agrave;, Marco ha manifestato i suoi movimenti in risposta alle approvazioni e ai complimenti. </font></font></em><br /><br /><em><font><font>Matteo ha 4 &frac12; anni, un linguaggio fluido e buone abilit&agrave; relazionali. Frequenta il secondo anno di scuola dell'infanzia ed &egrave; ben integrato in classe ma i suoi comportamenti a volte non sono accettati dai compagni, che lo allontanano. Da circa due anni, Matteo manifesta dei movimenti stereotipati complessi che coinvolgono le braccia, le spalle e il viso. Accade diverse volte durante la giornata, soprattutto mentre guarda dei video. Marco fa anche fatica a restare a lungo su un gioco, &egrave; agitato e iperattivo. La visita neurologica ha escluso condizioni patologiche. L'esame neuropsicologico ha evidenziato uno sviluppo cognitivo nella norma ma difficolt&agrave; nell'attenzione e nel comportamento. I genitori sono stati istruiti su come agire quando si manifestano i movimenti stereotipati e Matteo inizier&agrave; un intervento di neuropsicomotricit&agrave;. </font></font></em></font><br /><br /><font size="4"><font><font>Con il termine&nbsp;<strong>stereotipie</strong> s'intende un'ampia variet&agrave; di schemi di movimento ripetitivi che sono attuati senza intenzionalit&agrave; n&eacute; consapevolezza.</font></font><br /><font><font>Possono essere movimenti semplici (battere o scuotere le mani, strofinare pollice e indice, tossire, annusare) oppure pi&ugrave; complessi e in questo caso coinvolgono pi&ugrave; parti del corpo oppure oggetti (fissare un oggetto o le proprie dita mentre si fanno fluttuare davanti al viso, battere o mordere una penna).</font></font><br /><font><font>Si tratta di movimenti che possono essere presenti a tutte le et&agrave;, in presenza o assenza di condizioni neurologiche o neuropsicologiche. Possono essere interrotti da un rumore o da un altro stimolo sensoriale. Creano disagio in chi li osserva e possono dare origine a stigma, che comporta ad es. l'isolamento in classe del bambino o la sua derisione.</font></font><br /><br /><font><font>I movimenti stereotipati possono durare da qualche secondo ad alcuni minuti, hanno una frequenza pluriquotidiana e si intensificano nei momenti di tensione, stanchezza, noia o eccitazione.</font></font><br /><font><font>Nei bambini l'esordio avviene tipicamente tra i due e i tre anni. Si differenziano dai tic, che esordiscono tra i 5 e i 7 anni, hanno una durata pi&ugrave; breve e seguono schemi meno rigidi.</font></font><br /><br /><font><font>&Egrave; importante distinguere i <strong>movimenti stereotipati primari</strong> da quelli <strong>secondari</strong>, che sono associati a condizioni neurologiche, genetiche o neuropsicologiche o a disturbi del neurosviluppo. Tali movimenti, difatti, possono rappresentare un criterio di diagnosi dell'autismo, sono associati alle disabilit&agrave; intellettive, si osservano anche negli adulti a seguito di lesioni e traumi cerebrali che coinvolgono i lobi frontali e nelle malattie degenerative. In questi casi, possono manifestarsi con una maggiore gravit&agrave; e richiedere una supervisione. Le stereotipie secondarie possono essere osservate anche nei bambini con disturbo da deficit di attenzione-iperattivit&agrave;, ipovisione, ipoacusia, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi di apprendimento.</font></font><br /><br /><font><font>I <strong>movimenti stereotipati primari</strong> non sono associati a un'altra condizione clinica e si possono osservare in circa il 20% di bambini con uno sviluppo cognitivo normale.</font></font><br /><font><font>Si dividono in 3 gruppi: </font></font><br /><font><font>- semplici (ad es. suzione del pollice, dondolamento, tamburellamento con le dita);</font></font><br /><font><font>- atipici (ad es., movimenti ritmici del capo);</font></font><br /><font><font>- complessi (ad es., movimenti complessi della mano e del braccio che accompagnano particolari posture del corpo).</font></font><br /><font><font>Le stereotipie primarie, se persistono oltre l'et&agrave; evolutiva, possono modificarsi. Devono per&ograve; essere differenziate dalle abitudini acquisite. </font></font><br /><br /><font><font><strong>Cosa si pu&ograve; fare?</strong></font></font><br /><font><font>Dopo aver accertato che si tratta di movimenti stereotipati primari nell'ambito di uno sviluppo cognitivo nella norma, pu&ograve; essere attuato un intervento comportamentale che coinvolga il bambino e la famiglia.</font></font><br /><font><font>Tale intervento &egrave; basato su due aspetti: </font></font><br /><font><font>- dare consapevolezza delle stereotipie che, essendo automatiche, sfuggono alla volont&agrave;; </font></font><br /><font><font>- rinforzare positivamente l'interruzione delle stereotipie stesse, man mano che il bambino diventa via via pi&ugrave; consapevole.</font></font></font><br /><font><font><font size="4">Si tratta di applicare a casa delle strategie comportamentali definite da una serie di istruzioni.</font></font></font><br /><br /><em><font size="2"><font><font>Mirco &egrave; un bambino di quasi sei anni, con un linguaggio molto fluido e ricco. Sta per finire la scuola dell'infanzia. Si relaziona bene con i coetanei e pratica sport. Manifesta da circa tre anni dei movimenti stereotipati complessi delle braccia, delle spalle e della testa. Sono movimenti che durano meno di 10 secondi, sono pluriquotidiani e si manifestano quando Mirco &egrave; eccitato, in attesa di un evento o nelle pause delle varie attivit&agrave;. All'esame neuropsicologico, lo sviluppo cognitivo risulta nella norma. Durante l'esame Mirco ha manifestato ripetutamente i suoi movimenti tra una prova e l'altra. </font></font><br /><font><font>I genitori, assieme a Mirco, iniziano ad applicare le strategie comportamentali, seguendo le istruzioni fornite.</font></font><br /><font><font>Dopo sei mesi i movimenti stereotipati si sono quasi del tutto ridotti e Mirco ne &egrave; diventato consapevole e ci scherza su. Durante l'esame di controllo, le stereotipie si manifestano solo quando Mirco &egrave; messo sotto stress ma &egrave; ormai anche in grado di interromperle.</font></font></font></em><br /><br /><font><font><font size="4">Per avere informazioni sulla diagnosi e sul percorso di supporto - che pu&ograve; comprendere psicomotricit&agrave;, intervento comportamentale individuale, supporto alla famiglia per la gestione, indicazioni per la scuola - si pu&ograve; fare riferimento a specialisti neuropsichiatri infantili e psicologi del distretto sanitario di riferimento oppure presso i centri diagnostici accreditati per l'et&agrave; evolutiva.</font></font></font><br /><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I bambini con disordini dello sviluppo possono diventare bilingui?]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/i-bambini-con-disordini-dello-sviluppo-possono-diventare-bilingui]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/i-bambini-con-disordini-dello-sviluppo-possono-diventare-bilingui#comments]]></comments><pubDate>Sun, 18 Dec 2016 18:36:26 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/i-bambini-con-disordini-dello-sviluppo-possono-diventare-bilingui</guid><description><![CDATA[Ancora oggi capita di affrontare nella pratica clinica opinioni contrarie al bilinguismo. Una di queste, molto resistente al tempo, &egrave; che i bambini che presentino disordini dello sviluppo &ndash; da un disturbo del linguaggio, alla disabilit&agrave; intellettiva, all'autismo, alla sindrome di Down &ndash; non debbano essere esposti all'apprendimento di pi&ugrave; lingue. Molti specialisti e operatori tendono infatti a raccomandare alla famiglia di usare solo l'italiano, che il bambino pu& [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><font size="3">Ancora oggi capita di affrontare nella pratica clinica opinioni contrarie al bilinguismo. Una di queste, molto resistente al tempo, &egrave; che i bambini che presentino <em>disordini dello sviluppo</em> &ndash; da un disturbo del linguaggio, alla disabilit&agrave; intellettiva, all'autismo, alla sindrome di Down &ndash; non debbano essere esposti all'apprendimento di pi&ugrave; lingue. <br /><br /><span>Molti specialisti e operatori tendono infatti a raccomandare alla famiglia di usare solo l'italiano, che il bambino pu&ograve; sperimentare in tutti i posti in cui vive e cresce, a svantaggio della prima lingua (o di una seconda) materna o paterna, che viene abbandonata.</span><br /><br /><span>Genitori cinesi, albanesi, rumeni, arabi, peruviani oppure di nazionalit&agrave; miste, da un certo punto in poi dovranno interrompere la comunicazione nella prima lingua (il cinese, l'albanese, il rumeno, l'arabo, il peruviano, ecc.) - che conoscono bene - e parlare solo in italiano - che conoscono pi&ugrave; o meno bene - quando &egrave; presente il bambino con <em><strong>disordine dello sviluppo</strong></em><strong> (DS)</strong>.</span><br /><br /><span>Cosa sappiamo del bilinguismo nei bambini con disordini dello sviluppo? Conoscere pi&ugrave; lingue aggrava le difficolt&agrave; di comunicazione verbale?<br /><br />La rivista <em>Journal of Communication Disorders</em> ha dedicato all'argomento l'<a href="http://www.sciencedirect.com/science/journal/00219924/63" target="_blank">ultimo numero</a>, che permette di fare un punto sulle prove scientifiche disponibili, sulle opinioni degli operatori, sulle politiche educative e assistenziali e sulle prospettive future.</span><br /><br /><span>Nell'articolo dal titolo <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0021992416300661" target="_blank"><em>Bilingualism in children with developmental disorders: A narrative review</em></a><span>, </span>Elizabeth Kay-Raining Bird, Fred Genesee e Ludo Verhoeven<span> adottano la definizione di bilinguismo come </span><em>uso regolare di due lingue. </em><span>Tale definizione, che non si basa sul livello di conoscenza, si adatta bene ai bambini con DS che, per quanto non riusciranno mai ad acquisire<span>&nbsp; <span>comple</span></span>tamente alcuna lingua, hanno la necessit&agrave; di usare due lingue per crescere e svolgere in modo ottimale le diverse attivit&agrave; della vita quotidiana, nei diversi contesti. </span></span><br /><span><span><span>Gli autori</span> presentano una revisione degli studi finora condotti in tre gruppi di bambini bilingui con DS: quelli con Disturbo Specifico di Linguaggio (<strong>DSL</strong>), quelli con Disturbo dello Spettro Autistico (<strong>ASD</strong>) e quelli con Sindrome di Down (<strong>SD</strong>). Si tratta di tre condizioni che presentano difficolt&agrave; della comunicazione verbale e/o dell'interazione sociale, che nelle ultime due condizioni possono essere associate a disabilit&agrave; intellettiva da lieve a severa.</span></span><br /><br /><span><span>Secondo quanto riportato da Kay-Raining Bird, Genesee e Verhoeven:</span></span></font><ul><li><span><span><font size="3"><span>nei </span><span><strong>bambini con sviluppo tipico</strong></span><span>, i bilingui simultanei (esposti a entambe le lingue prima dei 3 anni di et&agrave;) raggiungono le diverse tappe del linguaggio in tempi analoghi a quelli dei bambini monolingui; i bilingui sequenziali (esposti a una seconda lingua dopo i 3 anni) richiedono pi&ugrave; anni per raggiungere gli stessi livelli di competenza dei monolingui. La durata dell'esposizione a ciascuna lingua &egrave; un fattore determinante nella formazione del vocabolario e della morfosintassi.</span></font></span></span></li><li><span><span><font size="3"><span>nei </span><span><strong>bambini con DSL</strong></span><span>, i bilingui simultanei che hanno avuto un'esposizione costante e prolungata alle due lingue dimostrano abilit&agrave; analoghe a quelle dei monolingui con DSL; i bilingui sequenziali mostrano minori abilit&agrave; nella seconda lingua rispetto ai monolingui con DSL.</span></font></span></span></li><li><span><span><font size="3"><span>nei </span><span><strong>bambini con ASD</strong></span><span>, i bilingui simultanei ottengono le stesse prestazioni dei monolingui con ASD ai test di vocabolario recettivo e nella produzione di parole. Il numero totale di parole prodotte in entrambe le lingue &egrave; molto superiore a quelle prodotte dai bambini monolingui con ASD. I bilingui sequenziali non differiscono dai monolingui con ASD. Il tempo di esposizione a ciascuna lingua &egrave; positivamente correlato con il livello di vocabolario e con le abilit&agrave; pragmatiche raggiunti. Ci sono effetti negativi quando viene scelta esclusivamente la seconda lingua (quella della nazione di residenza) e abbandonata la prima lingua.</span></font></span></span></li><li><span><span><font size="3"><span>nei </span><span><strong>bambini con SD</strong></span><span>, i bilingui simultanei e sequenziali acquisiscono competenze verbali analoghe a quelle dei monolingui con DS, almeno nella lingua di maggioranza, e non ne traggono alcuno svantaggio.</span></font></span></span></li></ul><font size="3"><br /><span><span>Se confrontati con i bambini con sviluppo tipico, i bambini bilingui con DS mostrano le caratteristiche difficolt&agrave; di linguaggio di diversa gravit&agrave;. Tali difficolt&agrave; sono le stesse che si osservano nei bambini monolingui con DS. </span></span><br /><br /><span><span>Se i bambini bilingui con DS vengono confrontati con i bambini monolingui con DS non mostrano difficolt&agrave; aggiuntive e questo si verifica nel confronto con ciascuna delle due lingue parlate dai bilingui con DS.</span></span><br /><span><span>L'et&agrave; di acquisizione della seconda lingua e il tempo di esposizione a ciascuna delle due lingue sono i fattori che condizionano le abilit&agrave; verbali e la comunicazione nei bilingui con DS.</span></span><br /><br /><span><span>La conclusione &egrave; quindi forte:</span></span><br /><br /><u><span><span><span>Il bilinguismo non aggrava le difficolt&agrave; di comunicazione nei bambini con disordini dello sviluppo.</span></span></span></u><br /><br /><span><span>I bambini con disordini dello sviluppo devono avere le stesse opportunit&agrave; dei bambini con sviluppo tipico di imparare una seconda lingua, attraverso piani individualizzati per la logopedia e per la didattica. </span></span><br /><br /><br />La versione estesa di questo post si pu&ograve; trovare sul <a href="http://neuropsicolab.blogspot.it/2016/11/solo-litaliano-le-indicazioni-sbagliate.html" target="_blank">blog</a></font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non trovo le parole ]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/l-lumbre-linguellolo-lombrello-ludito-lapostrofonon-ho-parole]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/l-lumbre-linguellolo-lombrello-ludito-lapostrofonon-ho-parole#comments]]></comments><pubDate>Sat, 15 Oct 2016 13:26:05 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/l-lumbre-linguellolo-lombrello-ludito-lapostrofonon-ho-parole</guid><description><![CDATA[ A. Ora vorrei sapere tutte le parole che iniziano per 'L'- ... luce, lumbre, linguellolo, lombrello, ludito, lapostrofo,...B. E questa cos'&egrave;?- issala&#8203;C. E questa?- si trova a Giza ma non &egrave; la piramide... SFI?- sfinge, certo! Oggi &egrave; la IX Giornata dell'Afasia.L'afasia &egrave; un disturbo del linguaggio causato da un danno al cervello.Il disturbo pu&ograve; interessare una o pi&ugrave; componenti alla base della produzione e della comprensione del linguaggio e non &egr [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:72px'></span><span style='display: table;width:124px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:20px;*margin-top:40px'><a><img src="https://www.tizianametitieri.net/uploads/4/5/0/0/45002229/sedia.png" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; none; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="3">A. Ora vorrei sapere tutte le parole che iniziano per 'L'<br /><em>- ... luce, lumbre, linguellolo, lombrello, ludito, lapostrofo,...</em><br /><br />B. E questa cos'&egrave;?<br /><em>- issala</em><br /><br /><br />&#8203;<br />C. E questa?<br /><em>- si trova a Giza ma non &egrave; la piramide... </em><br />SFI?</font><br /><em>- sfinge, certo! </em><br /><br /><font size="3">Oggi &egrave; la IX Giornata dell'Afasia.</font><br /><br /><font size="4"><font><span style="font-weight:normal">L'</span><strong>afasia</strong><span style="font-weight:normal"> &egrave; un disturbo del linguaggio causato da un danno al cervello.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Il disturbo pu&ograve; interessare una o pi&ugrave; componenti alla base della </span><strong>produzione</strong><span style="font-weight:normal"> e della </span><strong>comprensione</strong><span style="font-weight:normal"> del linguaggio e non &egrave; una conseguenza di difficolt&agrave; percettive, motorie o di memoria.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Il danno al cervello pu&ograve; essere determinato da ictus, trauma cranico, tumore, encefalite, meningite e malattie degenerative.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Le </span><strong>afasie</strong><span style="font-weight:normal"> interessano pi&ugrave; di 200.000 persone in Italia e ogni anno si stimano circa 20.000 nuovi casi.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Non fanno distinzioni di et&agrave;: possono essere affetti bambini, adolescenti, adulti e anziani.<br />Gli estratti che ho riportato sopra riguardano le risposte che un bambino con trauma cranico (A.), un adolescente con ictus (B.) e un adulto con trauma cranico (C.) mi hanno dato durante l'esame neuropsicologico a poche settimane di distanza dall'evento morboso.<br /><br />L'afasia pu&ograve; essere transitoria, persistente, cronica o progressiva.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Se &egrave; causata da una condizione acuta, nelle ore o nelle settimane successive al danno cerebrale va incontro a un recupero spontaneo. La persistenza delle difficolt&agrave; di linguaggio richiede un intervento di riabilitazione logopedica, che pu&ograve; lentamente portare al completo recupero oppure allo sviluppo di strategie alternative di comunicazione.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">La complessit&agrave; del periodo di recupero dipende dalla presenza di altre difficolt&agrave; associate, che rendono necessarie anche la riabilitazione neuropsicologica nei casi di disturbi percettivi, attentivi, ecc. e la riabilitazione motoria nei casi di emiparesi.<br /><br />La gravit&agrave; dell'afasia dipende dalla sede, dall'estensione e dalla causa del danno cerebrale.<br />La tempestivit&agrave; degli interventi riabilitativi, una volta che la condizione clinica sia stabile, riduce la frequenza di sintomi depressivi e ansiosi che insorgono per reazione alle difficolt&agrave; di comunicazione.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Per le persone afasiche &egrave; importante che l'ambiente in cui vivono (famiglia, scuola, lavoro, ecc.) non metta ulteriori ostacoli e pressioni alla comunicazione verbale.</span></font></font><br /><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">L'<a href="http://www.aitafederazione.it/index.php" target="_blank">A.IT.A &ndash; Federazione delle Associazioni Italiani afasici</a> ha messo a punto un opuscolo informativo per fornire le informazioni base sulle afasie e su come vivere, relazionarsi e parlare, s&igrave; parlare, con le persone afasiche.</span></font></font><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">L'opuscolo, redatto dall'afasiologa di lungo corso Anna Basso ha per titolo: <a href="http://www.aitafederazione.it/docs/libretto_AFASIA.pdf" target="_blank">L'afasia &ndash; La persona afasica &ndash; La riabilitaizone</a>.</span></font></font><br /><br /><font><font size="4"><span style="font-weight:normal">Ho estratto alcune indicazioni:</span></font></font><br /><br /><font><font size="4"><strong>Per parlare con una persona afasica </strong></font></font><br /><font><font size="3">- mantenere sempre il contatto oculare</font></font><br /><font><font size="3">- parlare lentamente </font></font><br /><font><font size="3">- usare frasi brevi </font></font><br /><font><font size="3">- iniziare la frase dicendo di cosa si vuol parlare </font></font><br /><font><font size="3">- utilizzare tutti i canali di comunicazione: verbale, gestuale, mimico </font></font><br /><font><font size="3">- specificare se si vuole fare una domanda o altro </font></font><br /><br /><strong><font><font size="4">Quando si ascolta </font></font></strong><br /><font><font size="3">- lasciare tempo </font></font><br /><font><font size="3">- non &ldquo;mettere le parole in bocca&rdquo; </font></font><br /><font><font size="3">- chiedere sempre conferma </font></font><br />- <font><font size="3">far notare eventuali incongruenze </font></font><br />- <font><font size="3">assumersi la responsabilit&agrave; di non aver capito </font></font><br /><br /><font size="3">Il Maestro Dario Fo, appena scomparso, simul&ograve; con il Grammelot il discorso di un afasico fluente in uno spot per AITA:</font><br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-youtube" style="margin-bottom:10px;margin-top:10px;"><div class="wsite-youtube-wrapper wsite-youtube-size-medium wsite-youtube-align-center"> <div class="wsite-youtube-container">  <iframe src="//www.youtube.com/embed/YsUdjxdHH9U?wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché ti sei vestita da maschio?]]></title><link><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/perche-ti-sei-vestita-da-maschio]]></link><comments><![CDATA[https://www.tizianametitieri.net/info/perche-ti-sei-vestita-da-maschio#comments]]></comments><pubDate>Mon, 03 Oct 2016 12:11:20 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.tizianametitieri.net/info/perche-ti-sei-vestita-da-maschio</guid><description><![CDATA[La Disforia di Genere negli adulti e nei bambiniIl DSM definisce la Disforia di genere come la &ldquo;marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi&rdquo;, che si manifesta attraverso alcuni criteri codificati e che &ldquo;&egrave; associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre importanti aree&rdquo;.Nei bambini, tra i criteri codificati son [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><font size="3"><strong>La Disforia di Genere negli adulti e nei bambini</strong><br /><br />Il DSM definisce la Disforia di genere come la &ldquo;marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi&rdquo;, che si manifesta attraverso alcuni criteri codificati e che &ldquo;&egrave; associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre importanti aree&rdquo;.<br /><br />Nei bambini, tra i criteri codificati sono inclusi i seguenti:<br /><br />2. Nei bambini (genere assegnato), una forte preferenza per il travestimento con abbigliamento tipico del genere opposto o per la simulazione dell&rsquo;abbigliamento femminile; nelle bambine (genere assegnato), una forte preferenza per l&rsquo;indossare esclusivamente abbigliamento tipicamente maschile e una forte resistenza a indossare abbigliamento tipicamente femminile.<br /><br />3. Una forte preferenza per i ruoli tipicamente legati al genere opposto nei giochi del &ldquo;far finta&rdquo; o di fantasia.<br /><br />7. Una forte avversione per la propria anatomia sessuale.<br /><br />8. Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie corrispondenti al genere esperito.<br /><br />Nella diagnosi di Disforia di genere deve essere specificata l&rsquo;eventuale presenza di un Disturbo dello Sviluppo Sessuale (li ho descritti in <a target="_blank" href="http://neuropsicolab.blogspot.it/2015/06/una-selezione-di-grandi-miti-sullo.html"><em>Una selezione di grandi miti sullo sviluppo del bambino. Parte terza</em></a>).<br /><br />Allo stato attuale, quello che &egrave; certo &egrave; che i pediatri e gli specialisti dell&rsquo;et&agrave; evolutiva (neuropsichiatri infantili, psicologi) non chiedono informazioni sull&rsquo;identit&agrave; di genere di bambini e adolescenti.<br /><br />Riconoscere la disforia di genere &egrave; fondamentale per ridurre la sofferenza dei minori e il disagio delle loro famiglie. Per Petterlini, Polo e Gamba (in Rigobello e Gamba 2016), le conseguenze negative di questo mancato riconoscimento &ldquo;in et&agrave; evolutiva, possono essere il rifiuto scolare, lo sviluppo di depressione e/o di ansia, l&rsquo;abuso di sostanze, la difficolt&agrave; a sviluppare e mantenere relazioni, l&rsquo;isolamento sociale&rdquo; e i tentativi di suicidio. Le autrici, inoltre, aggiungono che &ldquo;nel panorama italiano la maggiore difficolt&agrave; sembra essere quella di instaurare una rete di supporto che abbracci i diversi ambiti in cui il bambino o l&rsquo;adolescente vive: la famiglia, la scuola, il settore sportivo, gli amici, i pediatri o i medici di medicina generale&rdquo;.<br /><br /><strong>Che fare?</strong><br />Se un bambino mostra le caratteristiche di uno sviluppo atipico dell&rsquo;identit&agrave; di genere non &egrave; il caso di allarmarsi n&eacute; di correggerlo.<br />I bambini si sentono pi&ugrave; forti e capaci di difendersi quando sentono che i genitori sono dalla loro parte&nbsp;. E&rsquo; importante far sapere a vostro/a figlio/a che l&rsquo;amate in qualunque modo sia. E&rsquo; importante anche che loro sappiano che farete sapere a tutti che siete dalla loro parte.Dobbiamo ancora migliorare la nostra cultura e l&rsquo;educazione fin dalla scuola dell&rsquo;infanzia, sgretolare gli stereotipi ma abbiamo in Italia dei professionisti competenti e dei <a href="http://www.onig.it/drupal/?q=node/82" target="_blank">centri specializzati per minori</a> (per ora non in tutte le regioni) che possono fornire le indicazioni opportune.<br />Sappiamo che la maggior parte dei bambini con organizzazione atipica dell&rsquo;identit&agrave; di genere alla pubert&agrave; si identificher&agrave; con il genere assegnato alla nascita e potr&agrave; poi avere un orientamento eterosessuale, omosessuale o bisessuale.<br />I bambini e gli adolescenti che invece continueranno a manifestare un&rsquo;identit&agrave; transgender potranno&#8202;&mdash;&#8202;assieme alle loro famiglie&#8202;&mdash;&#8202;intraprendere un percorso di approfondimento medico e psicologico.<br /><br />L&rsquo;ONIG&nbsp;(Osservatorio Nazionale dell&rsquo;Identit&agrave; di Genere) fornisce anche indicazioni dettagliate ai genitori su <a href="http://www.onig.it/drupal/docs/opuscolo_minorenni.pdf" target="_blank"><em>Cosa fare se i vostri figli hanno uno sviluppo atipico dell&rsquo;identit&agrave; di genere</em></a>.<br /><br />In passato si pensava che il comportamento conseguente allo sviluppo atipico dell&rsquo;identit&agrave; di genere fosse il segno di una problematica che doveva essere corretta, attualmente &egrave; chiaro che questo approccio &egrave; sbagliato e che sarebbe pericoloso per la salute mentale di vostro/a figlio/a.<br /><br />Professionisti competenti nella gestione di altre difficolt&agrave; evolutive non sono necessariamente competenti in questo ambito. E&rsquo; importante che vi informiate e scegliate in modo consapevole. E&rsquo; importante che chiediate ai professionisti, medici e terapeuti che incontrate, cosa pensano dello sviluppo atipico della identit&agrave; di genere e come pensano di gestirlo. Sarebbe utile conoscere la loro esperienza in questo campo e/o chiedere loro di mettersi in contatto con professionisti esperti dell&rsquo;ONIG per un confronto, uno scambio di informazioni o una supervisione.<br /><br /><em>continua</em> <a href="https://medium.com/@timetit/perch%C3%A9-ti-sei-vestita-da-maschio-736c55ab6ce3#.t1zo14jfi" target="_blank">qui</a></font><br /><br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>